Racconti di vinoVini francesiVini Lorena

Lorena, la sorella di mezzo.

Arrivavamo ogni anno in Lorena in auto, in un viaggio che mi sembrava sempre infinito, attraversando spazi sterminati, distese pianeggianti e boschi, che separavano le case tra loro di chilometri e chilometri. Un sole timido, reticente anche in estate. Un sole lunatico, pensavo. Guardavo sempre fuori dal finestrino dell’auto, seduta sul sedile posteriore con la fronte appoggiata al vetro. C’era sempre foschia, c’era sempre un’aria fresca, o per lo meno è quello che ricordo ad anni di distanza. Non mi torna in mente una sola volta in cui non abbia piovuto. Un luogo di confine, la Lorena, dove tutto sembra essere rarefatto e diluito, anche il tempo. La Francia decisamente meno conosciuta, meno nominata, i cui vini sono gli antieroi nel paese dei paladini. Viene da pensare a Stendhal e al suo incompiuto Lucien Leuwen, che ambienta proprio qui, nella citta di Nancy dove le vetrate, i balconi, le decorazioni ne disegnano l’impalpabile, flessuosa anima Liberty, o è meglio dire Art Nouveau. Ricordo il profumo delle baguettes e delle madeleine, delle crostate di mirabelles esposte in vetrina, arrivare attraverso le porte chiuse delle boulangeries.
Da un lato la Champagne e dall’altro l’Alsazia, lei, Lorena, la figlia di mezzo.
Una piccola regione vitivinicola, tre distretti e solo due AOC (appellation d’origine contrôlée): AOC Côtes de Toul e AOC Vin de Moselle. La prima si trova ad ovest di Nancy e nella sua produzione prevede sia vini rossi (ottenuti da pinot nero) poco tannici, di moderata struttura, dai profumi tenui, un floreale appena accennato, piccoli e fragranti frutti rossi; e i bianchi (da auxerrois) leggeri e freschi, che ricordano la mirabelle non ancora matura, quella che non finirà mai nelle torte esposte in vetrina della città, la mela verde, il limone. Vini che rispecchiano il carattere del posto, l’umore e il temperamento riservato e a tratti un po’ aspro delle persone: poco esuberante, infondo delicato. Gentile, tenendo la distanza. Diretto. I rosati, i più noti Vin Gris de Toul, non fanno eccezione. Erano spesso in tavola, in famiglia, in quei pranzi informali pieni di chiacchiere dei parenti che si ritrovano, dopo mesi, intorno alla quiche lorraine.
L’altra AOC, Vin de Moselle, la troviamo più a nord, lungo il fiume che porta lo stesso nome. Tra la Germania e il Lussemburgo. Vini bianchi, ancora più leggeri, rarefatti, quasi privi di calore, ricchi di acidità. Anaffettivi li definirei. Sembrano stati allevati da una madre distaccata, dalla sorella non vista, schiva e gelida di Champagne e Alsazia.

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