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Il vino come spazio

L’artista, la sua vita, il contesto culturale in cui opera, l’anno e le sue creazioni, sono paragonabili al produttore, al terroir, all’annata e ai vini che produce. L’opera, come il vino, raccontano entrambe e in modo simile storie differenti che si muovono su due traiettorie opposte:
1) All’indietro. Verso la sua origine. Una direzione che traccia il contesto in cui l’opera e il vino sono stati prodotti. Ci parla di chi li ha immaginati, ideati e pensati. Ci parla del rapporto tra il carattere del produttore e il contesto culturale e fisico in cui è immerso, i suoi limiti (quelli del territorio, del clima, ecc.) e in che modo questi limiti sono stati capiti, utilizzati e sfruttati.
2) In avanti. Verso il fruitore. Una direzione questa che disegna il profilo di chi guarda l’opera o assaggia il vino. Ci parla di noi, del nostro carattere, della nostra esperienza e di come tutto questo si rapporti al contesto che viviamo e alla nostra conoscenza di questo contesto. Ci parla della cultura di cui facciamo parte e di come questa riesca a dialogare più o meno profondamente con quella dalla quale il “prodotto” proviene.
L’opera d’arte, come il vino, in questo senso è un luogo, uno spazio adibito all’incontro.
Un vino non è un’opera d’arte, intendiamoci, lo specifico perché svariate volte ho sentito l’esigenza da parte dei produttori di affermare il loro ruolo di artigiani e non di artisti, ma, e se ne faranno anche loro una ragione, il vino, una volta nel nostro bicchiere condivide con l’opera d’arte molti aspetti, di cui certamente continueremo a parlare.

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