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Leggere l’arte Contemporanea: le tecniche artistiche.

Siamo nel 2020 e l’arte contemporanea per molti è diventata un mistero.

“È veramente arte?” qualcuno si chiede davanti ad alcune opere note e meno note.

C’è ancora chi blinda il concetto di opera d’arte al quadro, alla scultura, ad una visione tradizionale che risale alla fine dell’Ottocento o al massimo, ai primi del Novecento.

Ma vedete, è proprio nel Novecento che avvengono nel mondo, e in quello dell’arte di conseguenza, grandissime rivoluzioni del pensiero che si concretizzano in pratica nell’utilizzo di nuove tecniche artistiche.

La conoscenza di queste nuove tecniche e la loro evoluzione possono aiutarci a comprendere, leggere, “sentire” quest’arte contemporanea all’apparenza tanto ostica. Cercherò di essere il più semplice possibile nel raccontarle: non abbiamo bisogno per godere di un’opera di usare tecnicismi.

Laddove dovrò utilizzare una terminologia di settore, proverò a dare una spiegazione del termine utilizzato.

L’arte contemporanea è una grande avventura, un romanzo avvincente, un corridoio pieno di porte da aprire e stanze in cui sbirciare: può essere fonte di enorme piacere, riflessione e spunto per le nostre vite. Vale la pena insomma provare ad avvicinarla.

In questa pagina troverete un percorso sulle tecniche artistiche.

Ci vorrà qualche tempo per completarla, quindi consideriamola come una serie a puntate.

Come accennavo, il quadro e la scultura nel Novecento “esplodono” e diventano installazioni ambientali, eventi temporali, rappresentazioni visive che iniziano a dialogare con la musica, la danza, il teatro, il cinema, la televisione… Possiamo forse dire che l’arte scende dal piedistallo per fondersi e a volte confondersi con la vita. D’altronde, se ci pensate, gli esseri umani non vivono per l’arte, per il cibo, per il vino e via discorrendo, ma queste cose sono mezzi che li aiutano a vivere meglio.

Qualcuno si lamenta della tendenza esistente che vede messo il vino a paragone dell’opera d’arte, allora proviamo a dare retta a questa protesta per un momento, e facciamo un percorso inverso: proviamo a considerare l’arte come il vino, togliamola dalla teca e versiamola nel nostro bicchiere per berla.

Come per il vino, del resto, anche le tecniche più tradizionali dell’arte hanno avuto una data di nascita. Il quadro ad olio mica è sempre esistito e nemmeno il quadro se vogliamo ben vedere. Esistevano civiltà che per il loro carattere nomade, per esempio, non davano alcun valore alla “permanenza dell’opera”: e noi quante volte abbiamo pensato davanti ad un bellissimo disegno realizzato a terra da un madonnaro: “Che peccato, che insensatezza, alla prima pioggia verrà cancellato”?!

Ecco, il primo sforzo che dobbiamo fare è capire che il mondo, i suoi usi, il suo gusto, le sue credenze cambiano, e l’arte come ogni cosa viva cambia con loro. Non trovate assonanze anche in questo con il vino? Il prodotto dell’uomo, qualsiasi esso sia, è una fotografia che immortala un momento di vita.

Inoltre, per chi sostiene che il vino non possa essere paragonato ad un’opera perché l’opera d’arte è “in-utile” (sorvolando sul concetto che il vino oggi è visto da sempre più persone come fonte estetica di piacere e simbolo, piuttosto che come alimento), bisogna sapere che questa privazione del valore d’uso è cosa infondo recente per l’opera d’arte, basti pensare per esempio a molta arte “etnica” (come ci piace definirla) e scopriremo che molti degli oggetti che i collezionisti si contendono oggi erano nati legatamente alla loro funzione d’uso.

Insomma, tutto questo per dire che le tecniche artistiche non vanno ritenute degli assoluti, ma dei metodi relativi che si adattano o che si oppongono ai temi e ai luoghi in cui vengono praticati.

Riflettiamo per un attimo sul valore già citato della permanenza dell’opera: in un tempo, il nostro, caratterizzato dal rapido mutamento dei valori, come possiamo pretendere che l’opera rimanga immutata?

Dal Novecento in poi la storia è concepita come una serie di frammenti, un succedersi di eventi interpretabili in mille modi diversi, nel flusso inarginabile del nuovo che spazza via il vecchio. Ognuno di noi banalmente potrà rivedere questo movimento nella propria vita e riconoscerlo. Le tecniche artistiche che nascono in questo periodo nascono per mostrare questa concezione transitoria del vivere, del sapere e quindi anche del fare. Per citare il critico Harold Rosenberg “l’arte è andata progressivamente verso una sua s-definizione”.

Anche lo stravolgimento dei processi lavorativi, prima di quelli industriali, poi il lavoro di équipe, il concetto di outsourcing hanno sicuramente inciso sul concetto di autore unico, sulla possibilità di affidare a terzi gli aspetti più materiali del lavoro, soprattutto dove questo coinvolga competenze specifiche. C’è da chiedersi che ulteriori cambiamenti ci dovremo aspettare dall’arte se pensiamo per un attimo al progressivo diradarsi dei contatti diretti tra le persone, dello smart working, delle conference call solo per citarne alcune. Per non parlare delle continue scoperte scientifiche, tecnologiche. Pensando a tutto questo non sembra quasi ridicolo sperare che l’arte si chiuda dentro una torre di avorio a dipingere quadri e scolpire busti in marmo? L’arte dialoga con il mondo. È a questo che dobbiamo pensare innanzitutto quando ci ritroviamo davanti ad un’opera di arte Contemporanea.

 

Troverete tutte le informazioni sul tema e gli approfondimenti sulle tecniche alla voce ABC ARTE – Tecniche artistiche.

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