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RECENSIONE: ARPEPE, GRUMELLO ROCCA DE PIRO 2015

#IOBEVOACASA… Ma a casa bevo troppo.

 

AR.PE.PE Grumello Rocca De Piro 2015

Eccomi ancora qui con un altro giovincello. Un montanaro questa volta: siamo in Valtellina.

Si tratta di un 100% Nebbiolo, Chiavennasca per gli amici del posto.

Essendo molto giovane risulta un pochino timido.

Su dai, non ti imbarazzare.

Lo lascio stare, ma continuo a guardarlo.

Diciamocelo, è proprio bello. Vivo e luminoso.

Si accorge di come lo osservo, fa finta di niente ma si prende di coraggio.

Inizia a parlare. Una voce lieve, delicata, quasi femminea.

Un soffio d’aria che sa di ciclamino e neve.

Un sentore lieve di ciliegia e fragola acerba. Appena appena.

Un naso che sembra seta e cuoio scamosciato.

Si apre, così passo alla mossa successiva e lo bevo.

Il sorso segue con coerenza l’olfatto. Elegante e contenuto.

Questo ragazzo ha già la stoffa del galantuomo.

Un’acidità che ci ricorda la freschezza della montagna e dei suoi pochi anni.

Dialoga gentilmente, con un alcol perfettamente integrato.

La sua pelle, così vicina, sa ora di tabacco ed erbe aromatiche.

Il suo bacio ha un vago sapore di erba tagliata e bastoncino di liquirizia, un sentore marino

(In montagna?! Sì, in montagna!).

Quando lo allontano il suo sapore mi rimane in bocca. Persiste.

Non ha un carattere morbido, ma non ha più la spigolosità dell’adolescenza. È smussato.

Sta imparando l’accoglienza.

È un vino che gioca con l’equilibrio. Un tipo assennato. Non vi aspettate però per questo un sorso facile facile.

Un rosso a cui possiamo pensare anche in estate.

Si può bere ora, ma darà il suo meglio tra qualche tempo.

Io l’ho abbinato per “sopravvivenza” ad un panino con l’Hamburger.

Il pane a spiccata tendenza dolce, la salsa barbecue, la carne di manzo.

Incredibilmente funziona.

Colpi di cu… dalla prigionia!

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