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Recensione: Fon, Vitovska 2018, Carso DOC

#UNABOTTIGLIAALGIORNO toglie il #virus di torno.
#PUBBLICITAREGRESSO

Faccio una premessa: la vitovska non è tra i miei vini preferiti e Fon, già bevuto in passato, è sicuramente nel gruppo dei produttori migliori.
Detto questo, passiamo al presente di questa bottiglia.

Siamo nel Carso, poco distanti da Trieste.  La terra di Italo Svevo e Umberto Saba.
È qui, dove il vento e la poesia passano sulle rocce granitiche e attraverso il bosco, che Fon ha prodotto questa Vitovska (2018).

Versando il vino nel bicchiere arriva subito il profumo di albicocca e pera, ad unirli, avvicinando il naso, una nota di miele.

Per qualche momento, nient’altro.
Preparo la bocca e attendo un attimo.

Alcuni vini, come alcune persone vanno aspettate.
Ecco l’anice e alcune erbe aromatiche.
Il naso presto migliora arricchendosi di complessità.

Il sorso è pungente e intenso, ma non si allunga. Ha un taglio orizzontale.

Arriva una nota iodata e il profumo di iris.
Ad un tratto mi ritrovo ancora con lo zaino in spalla, sulla strada.

Una strada che si snoda in mezzo alle rocce e a campi incolti.

Sui margini l’erica a ricordarmi un amore lontano.
Un tannino verde blocca il cammino, la spinta del sorso. Asciuga la bocca.

All’orizzonte, lontano, un sentore marino.
Più che sapido, salmastro. In bocca la salamoia e il bastoncino di liquirizia sfilacciato.


Per essere un vino macerato ha una struttura esile, ma benché sottile fatica a procedere.
Termina con una nota unica, con la sensazione amara che ti lasciano alcune storie d’amore.
Un’eco che ti rimanda la stessa parola.
Fine.

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