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Recensione: Perillo, Taurasi 2009, Taurasi DOCG

Per la serie #iobevoacasa e a casa inizio a sentire le voci:

Perillo, Taurasi 2009

Un colore intenso, fitto, profondo come i capelli intrecciati di una donna.
Mi ricorda il cestino di more mature appoggiato sullo scaffale, in attesa che mia nonna le trasformasse in confettura.
Un naso più dolce e speziato che abbraccia però un frutto rosso più giovane e croccante, forse una ciliegia ancora aspra.
Il profumo di lisciva che Lei usava ancora per lavare i panni, insieme al sapone da bucato, mi rendeva riconoscibile quella casa come oggi lo fa con questo vino.
Poi la viola e la rosa, come quelle piccole saponette che riponeva nei cassetti in mezzo ai fazzoletti, e che mi regalava. Le collezionavo in una scatola di legno che sapeva ancora del tabacco fresco di mio nonno, di cui precedentemente era riempita. Un bouquet veramente ampio, che si apre con il tempo e con lentezza come le pagine polverose di un libro antico. Un sorso elegante e corposo.
Un calore perfettamente gestito da una freschezza conservata nel tempo, piacevole come l’aria che entrava nella cucina, dalla finestra aperta anche in inverno.
Un tannino che riesce ad alzare ancora leggermente la voce, come mia nonna quando mi intimava di abbassare il volume del mangianastri da cui ascoltavo le storie.
E’ già evidente però (da parte del tannino) la volontà di adattarsi armoniosamente al tono generale del discorso.
Nel bicchiere ritrovo il caminetto acceso da cui arrivava l’odore un po’ acre, ma tanto familiare, di legna bruciata e cenere. E le pietre di cui erano fatti i muri, sempre fresche sotto le mani anche in piena estate.
Al retrogusto e in un finale lunghissimo, il croccante all’amarena, l’aroma di caffè e di cacao.

L’ho abbinato con una bistecca al sangue, una macinata di sale rosso delle hawaii e pepe nero in grani: adoro il pepe!

P.S. Per chi non lo sapesse, aglianico 100%

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