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RECENSIONE: ANDREA MARCHETTI, G-RAY 2018

Per la serie #iobevoacasa e a casa…

Andrea Marchetti, G-Ray 2018

Dal nome si capisce che l’intento è radioattivo.
L’ho aperto con estrema cautela (tappo a corona) guardandomi in giro!
Ok, non c’è nessuno!
Mi sento per un attimo Pierre Pellerin*
(*il famoso medico esperto in radioprotezione).
Nel bicchiere ho vernice, smalto e diluente.
Frutti laccati e fiori di campo. Selvatici.
Mi ritrovo nei panni di uno dei protagonisti di Renoir, nella sua “Colazione dei canottieri” o di Matisse, in “Luxe, calme et volupté”.
I grandi “pic-nic” immortalati dall’arte. I colori fluo e allucinanti del secondo, che incontrano la serena sensualità del primo. Sulla tovaglia di stoffa fette di anguria e pane.
Un sorso che pulisce la bocca.
Gentile e selvaggio.
La bottiglia finisce in un attimo e pensi di aver avuto un’allucinazione.

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