I vini dell’Etna: Etna DOC.

Datemi il silenzio, l’acqua, la speranza.
Datemi la lotta, il ferro, i vulcani.
(Pablo Neruda)
Dopo aver bevuto un nerello mascalese che mi ha inchiodato alla sedia e attaccata al bicchiere, ho pensato di parlarvi dei vini dell’Etna. Molti di voi li conosceranno bene ed altri sicuramente meno, per me sono stati una scoperta piuttosto recente. Tranquilli, non voglio dilungarmi, l’unica possibilità d’altronde per conoscere veramente un territorio è riempire uno zaino e andarci di persona, ma qualche informazione giusto per avere un’infarinatura di base.
Il massiccio vulcanico dell’Etna si trova nella parte a nord est dell’isola, una zona in prevalenza montuosa in cui arrivano però le influenze del vicinissimo mar Ionio. I terreni sono formati dallo sgretolamento della lava, da sabbie e ceneri, ricchi di minerali. Un terroir veramente unico, in cui le ripetute colate laviche hanno creato appunto un substrato ricco di ferro, potassio, magnesio, rame, fosforo e azoto. Sono una base eccellente per il vitigno del nerello (bacca nera) che rappresenta la base dell’Etna Rosso (nerello mascalese e nerello cappuccio), e del carricante (bacca bianca) l’autoctono coltivato sulle pendici del vulcano spesso ad altezze elevate, dove il nerello fa fatica a maturare, che rappresenta la base della denominazione Etna Bianco. Affondano le loro radici tra sabbie e pietre, impiantati pressoché ad alberello.
Questa zona è un susseguirsi di terrazzamenti e muretti a secco in pietra lavica.
Troviamo un clima fresco, con importanti escursioni termiche giornaliere. Una mattina calda e una notte quasi fredda. Un sole a tratti violento, battuto però da un vento che soffia in modo quasi incessante. A dominare qui è il nero della lava e il verde cupo dei pini e dei castagni, che insieme alle erbe balsamiche, alle rocce ricoperte di macchia mediterranea ritroviamo nei vini. Non sono vini facili, accomodanti, tranquilli. Per niente. Sia i bianchi che i rossi hanno un’acidità sferzante che nei primi si declina in note agrumate nei secondi scivola sui piccoli frutti rossi. Anche il tannino è importante, ma queste durezze sono avvolte dal calore dell’alcol, ammorbidite in qualche modo dal suo abbraccio. Sembra che il caldo dell’estate e del mare trovino casa nel fresco delle montagne.
Tra le mie cantine preferite: Calabretta, Graci, Cornelissen, Benanti, Girolamo Russo, Ciro Biondi, Passopisciaro.