arte e vinocritica artisticaCritica enologica

LO SPAZIO CRITICO

“Lo spazio ha il compito di contenere la tensione dell’opera, di lasciarla risuonare, senza isolarla o disperderla nella monumentalità vuota di un’architettura autoreferenziale. L’opera chiede di essere accolta all’interno di un percorso (critico e architettonico) che non la ingabbi in claustrofobiche categorie, storiche o ideologiche. Lo spazio critico è uno spazio di ospitalità.”
Questo brano, tratto dal testo “Lo spazio critico” di Federico Ferrari, credo si possa adattare piuttosto bene anche all’analisi del vino e della critica enologica.
Eppure, anche se tra critica d’Arte e critica enologica ci sono diversi punti di coincidenza, rimane una differenza sostanziale nell’approccio. Si arriva molto spesso a formulare il giudizio su un vino attraverso la degustazione comparata. Vi immaginate se si fosse usato lo stesso metodo per il mondo dell’Arte?
Per esempio, se avessero voluto valutare – in senso assoluto – attraverso una visione comparata, le opere dell’espressionismo tedesco mettendo una vicina all’altra le opere di Franz Marc, Kirchner, Macke e Schiele?
Se ci penso, personalmente, mi viene da sorridere.
Creare un modello ideale che rappresenti la “perfezione” dell’espressionismo tedesco (per rimanere sull’esempio) a cui il giudizio del critico deve rivolgersi per valutare le singole opere, sembra quasi una follia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.