arte e vinocritica artistica

PERCHE’ CELEBRARE IL MATRIMONIO TRA ARTE E VINO

Di Eleonora Cimarelli

Apologia della contemplazione della bellezza nell’epoca del distacco virtuale
Il matrimonio tra arte e vino è sempre esistito e può ancora funzionare
Le testimonianze del legame tra l’arte e il vino affondano le proprie radici in tempi remoti: mosaici, affreschi, statue e liriche celebrano il vino da quando è nato l’uomo; in Europa le tracce di questo connubio sono visibili quasi ovunque. Tralasciando un pedissequo elenco corredato da un’analisi storico-artistica e antropologica delle opere in cui il vino compare, si può lasciar affiorare qualche flebile ricordo per rendersi conto che anche non essendo dei critici d’arte o degli enologi si conosce un’opera che rappresenti il vino e il mondo ad esso correlato.

Il legame tra arte e vino per la maggioranza della popolazione viaggia tra i simposi greci, le scene liturgiche e gli sfarzosi banchetti: dimensioni e immagini percepite come lontane dal nostro tempo perché associate a forme espressive predilette prima che la tecnologia dirompesse nella quotidianità. Le modalità di fare arte, la forma della bellezza, il tempo dedicato all’osservazione di un oggetto sono cambiati senza necessariamente significare che il vino nell’arte non compaia più.

Arte e vino potrebbero essere molto distanti da noi, ma per fortuna non è così
L’arte e il vino, sono ritenuti “da intenditori”. Un prodotto artistico e un prodotto enologico qualitativamente elevati hanno sempre raggiunto occhi e palati eruditi, che nell’analisi tecnica e sensoriale esprimevano giudizi, apprezzamenti, diffamazioni, dall’alto di posizioni conquistate con competenze specifiche e verticalizzate.

Accanto a un mondo accademico ed elitario che nessun professionista dell’arte e del vino sognerebbe mai di negare, esiste però l’universo della connessione umana, altrettanto innegabile, che mostra quotidianamente come l’arte e il vino conversino con l’umanità di ognuno di noi; da sempre il loro impatto è avvertito indipendentemente dal grado di formazione culturale del consumatore. La bellezza, l’armonia, l’estasi, il compimento di un’opera parlano un linguaggio universale che può essere recuperato ed educato da chiunque, comunque e ovunque.

La forma della bellezza cambia nel tempo, ma di qualunque cosa si tratti, ce n’è bisogno
I canoni e i gusti cambiano nel tempo, nuovi parametri si sostituiscono ai vecchi, la scoperta di sapori, il flusso di materie e persone nella storia hanno generato un processo inarrestabile su cosa è ritenuto “bello”, “buono”, “disgustoso” nel corso dei secoli: il vino diluito consumato nella Roma antica sarebbe considerato oggi ai limiti dell’indecenza, come i canoni di bellezza incarnati dalla Venere di Willendorf non desterebbero particolare attrazione.

Qualunque cosa il nostro tempo consideri bello e buono, non è mai esistita una società o un’aggregazione di uomini che abbia rinunciato all’aspetto della contemplazione, dell’analisi sensoriale e dello sviluppo delle proprie qualità intellettive attraverso le arti figurative e il cibo.

La conoscenza è impegnativa, ma non illudiamoci sulle alternative
Decidere di includere la conoscenza nella propria vita può costare un certo impegno. Venire a sapere e scoprire mette in contatto un individuo con la propria finitezza, spingendolo a fare i conti con l’uso della memoria e conferendogli un ruolo di responsabilità al quale non può sottrarsi.

La cattiva notizia è che si è normalizzata l’assenza di contatto diretto, l’ossessione per l’imitazione di personaggi sconosciuti e distanti, la fine di una gerarchia dei contenuti, l’ansia di esprimere la propria personalità cercando di essere abbastanza interessanti da diventare influenti per qualcuno. La buona notizia è che esiste una sterminata bellezza associata alla contemplazione dell’arte e alla degustazione del vino e che entrambi possono diventare (vecchi/)nuovi strumenti di socialità, piacere, aggregazione e accrescimento culturale; ognuno di noi, si trova nel momento e nel posto giusto per aprirsi a nuovi modi di condividere e conoscersi, consolidando un patrimonio culturale, che consenta di vivere con senso di spensieratezza le mode e le tendenze temporanee.

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