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Cavaliera, Rosato, Lambrusco di Modena 2017

Per la serie #iorestoacasa, ma solo perché ho un disagio:

Cavaliera, Rosato, Lambrusco di Modena 2017

Dopo l’eleganza del riccio, ecco l’eleganza del Lambrusco.
Speriamo che il passaparola faccia riscuotere a questo vino la fortuna del libro.

Un vino che ha il suo pieno valore in abbinamento con il cibo.
È uno di quei caratteri che ha bisogno di relazionarsi.
Lo fa in modo discreto, con una vivacità per niente sguaiata.
Avessi avuto un tocchetto di mortadella, una fettina di salame nostrano, una fritturina di pesce o perché no, anche una pizza farcita, avrei potuto riportare dialoghi da far perdere la testa.
Ma chi mi conosce, ahimè sa bene che la cucina non è il mio pezzo forte, così non ci provo nemmeno a dirvi che ho fatto un abbinamento pazzesco.
Compenso però la mancanza di arte culinaria con una spiccata immaginazione.
E questo Lambrusco l’immaginazione la fa galoppare, fin dal suo color corallo che ricorda l’oriente.
Un naso sottile, il fior di pesco, le fragoline di bosco e un filo di incenso.
Un corpo snello e asciutto. Danza in bocca mentre ride.
La freschezza di una ragazza.
La sapidità di qualcuno che con leggerezza, ma le cose te le dice.
Una chiusura amarognola che, in questo caso, parla di un lieto fine.

 

“Su una cosa però siamo d’accordo: l’amore non deve essere un mezzo, l’amore deve essere un fine.” MURIEL BARBERY, L’eleganza del riccio.

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