viticoltura

Storia di un Primitivo.

Anche se come saprete il nome Primitivo deriva dalla caratteristica di questa uva di maturare precocemente, ogni volta che lo sento me lo immagino come un piccolo cavernicolo armato di clava.

Con quella clava ha protetto la sua zona, non facendo attecchire l’utilizzo di altri vitigni importati dai greci.

Ma da dove arriva? La storia è poco chiara, ma sembrerebbe originario dei Balcani.

È stato appurato che il Primitivo coincide con il raro vitigno dalmata Crljenak Kastelianski, importato in Puglia in tempi antichissimi dai mercanti Veneziani o addirittura duemila anni fa ad opera degli Illiri.

È arrivato persino in California dove si chiama Zinfandel, ma chi lo abbia portato fino a lì nessuno lo sa, o comunque non lo so io.

Fatto sta che in Puglia ci arriva e ci rimane ed è alla fine del Settecento che gli viene dato questo nome “Primitivo” da don Filippo Indellicati, un sacerdote che dopo averlo selezionato in alcuni vigneti di Gioia del Colle ne aiuta la diffusione.

Ora il Primitivo è tra i vitigni più coltivati d’Italia, lo ritroviamo in diverse regioni del centro sud come Abruzzo, Basilicata, Lazio, Molise, Campania, Umbria, Sardegna e tra molte polemiche, recentemente autorizzato anche in Sicilia, ma questa è un’altra storia.

In Puglia è diffuso soprattutto nella provincia di Taranto, nella zona di Gioia del Colle e nel Brindisino.

Essendo un’uva che può accumulare molti zuccheri ed essendo ricca di antociani, dà vini di colore intenso e piuttosto alcolici, per questo il Primitivo è stato usato per molti anni come vino da taglio. Ci ha impiegato un po’ prima di arrivare ad essere vinificato in purezza.

Se pensiamo al Primitivo ci viene quasi spontaneo immaginare un sorso estremamente morbido e solare, opulento. Per molti anni almeno è stato così, ma mi fa piacere veder nascere una nuova corrente, un cambio di gusto, che non rinuncia alla speziatura, al frutto, al sole di questo vitigno, ma disegnandone un profilo più snello, dalla muscolatura più delineata e scattante.

Oltre il vitigno, oltre al territorio, esiste la mano e la visione del produttore e questo punto, lo confesso, è sempre quello che mi interessa di più.

Comunque, mi piace molto questa Puglia del XXI secolo.

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