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Il friulano di Orlando & Didonè: il viaggio fino al bicchiere.

Vi ho parlato con entusiasmo del Friulano di Orlando & Didonè, ma da dove arriva questo vino? Come viene creato?

Se vogliamo imparare a far collegamenti durante la degustazione è importante e interessante sapere il processo produttivo e decisionale che porta il vino fino alla bottiglia e infine nel nostro bicchiere.

Questo Friulano è un incontro.

Innanzitutto, arriva dal blend di due partite, due vigneti differenti.

Questi vigneti si trovano entrambi in collina, ma hanno suoli diversi e questi suoli incidono sull’uva e sul vino che se ne ottiene. Il suolo del primo vigneto è composto dalla ponca (marna e arenaria) da cui si ottiene un’uva più “aromatica” e ricca di minerali, mentre il secondo appezzamento dove prevale l’argilla regala un frutto più “grasso”.

L’allevamento utilizzato per entrambe è la cappuccina (capi a frutto ricurvi), la potatura in sostanza è la stessa di un guyot bilaterale.

Perché è importante saperlo?

Giacomo Orlando mi ha raccontato che molti produttori hanno preferito utilizzare il guyot classico: questo porta ad una maturazione omogenea dei grappoli, ma nello stesso tempo ad una maturazione anticipata e ad una minore acidità.

Una minore acidità?

Già, scegliendo la cappuccina Giacomo cerca una voluta disomogeneità di maturazione: i grappoli più lontani dal ceppo, generati dalle ultime gemme del capo a frutto, restano “più verdi”, mantengono una maggiore acidità e regalano un diverso contributo aromatico.

Nel descrivere le sue scelte, Giacomo trasmette amore e passione per ciò che fa e un’incredibile cura.

Anche questo aspetto impalpabile si può trovare nel sorso del vino.

Ma tornando alla creazione del “nostro” Friulano, l’uva raggiunge finalmente la cantina.

Qui le due masse fanno una macerazione a freddo di 24 ore circa (si parla sempre di uve in perfetta salute), dopodiché una pressatura ed un travaso sul mosto grossolanamente illimpidito. Non usa enzimi.

A questo punto il mosto proveniente dalla vigna argillosa procede con la fermentazione all’interno di barrique usate e non rigenerate, mentre il resto fermenta in acciaio.

Il vino finale avrà circa il 30% fermentato in barrique.

Subito dopo la fermentazione alcolica, avviene in modo naturale la malolattica.

Il vino non viene travasato e resta sulle sue fecce (che vengono mosse) fino a dicembre o gennaio, a seconda della temperatura di cantina.

Fino a questo punto non viene aggiunto bisolfito. Questo permette di avere in bottiglia un tenore di solfiti basso.

I vini vengono uniti dopo mille degustazioni alla ricerca della proporzione giusta.

Giacomo me lo racconta come un momento difficile: “è un po’ come dirgli addio, anche se ne nascerà un altro”.

Ha una sensibilità fuori dalla norma. Nel suo vino troverete anche questa.

Si tratta di un vino non filtrato, naturalmente limpido.

Questa frase la trovo evocativa.

 

Viene imbottigliato nella tarda primavera e fa qualche mese in bottiglia e poi… e poi spero arriverà anche a casa vostra, perché è un racconto, una piccola opera d’arte che vi darà per un attimo felicità.

 

 

 

Orlando e Didonè, Friulano 2019, Friuli Colli Orientali Doc.
(14% Vol)
È una nota carnale che mi arriva per prima, squillante per poi affievolirsi.
Come l’uomo che ti avvicina ammiccante per ottenere la storia di una notte e finisce poi per parlarti d’amore, fiori d’arancio e foglie di limone.
È infatti così delicato l’agrume, che ricorda il profumo che ti rimane sulle dita delle foglie spezzate.
Ricorda il sole su di un prato di margherite, perché è caldo, floreale e nello stesso tempo ha una lievissima sfumatura erbacea.
Ritorna quella nota iniziale: infondo l’amore senza il sesso sarebbe un amore a metà.
E’ invece un amore pieno e avvolgente come questo sorso, dove l’acidità delicata dà un po’ di verve al rapporto.
Mi ricorda il miele con la pappa reale.
Ne ho versato un po’ dentro la padella per sfumare il mio risotto ai funghi. Il loro abbinamento a tavola ve lo consiglio.

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