Arte preistorica

L’arte del Paleolitico.

Come dicevamo, l’attività artistica fa la sua comparsa nell’ultima fase del paleolitico. In questo periodo possiamo ritrovare due importanti manifestazioni artistiche: l’arte rupestre e piccole sculture stilizzate.

L’arte rupestre di questo periodo consiste in graffiti, impronte di mani, tratti e segni elementari, seguite successivamente da semplici profili di animali (cervi, bisonti, mammouth) dipinti, incisi o a rilievo. La più antica manifestazione artistica risale a circa 30.000 anni fa.

E’ a partire dal 14.000 a.C. (nel periodo Magdaleniano) che si sviluppa la pittura di figure colorate. Utilizzavano pigmenti ricavati da rocce e altri materiali naturali:

  • Nero, ricavato dal carbone
  • Bianco, ricavato dal gesso e da alcune rocce calcaree
  • Rosso, ricavato da terra argillosa contenente minerali ferrosi
  • Giallo, ricavato da terre contenenti limonite

Le immagini venivano realizzate a partire da una sagoma tracciata con il carbone che veniva successivamente riempita.  Oppure, nel caso per esempio delle mani (la Cueva de las Manos in Argentina) le rappresentazioni venivano realizzate intingendo l’arto nel colore e appoggiato alla roccia, o viceversa appoggiando le mani sulla roccia e spruzzando successivamente il colore attraverso una cannuccia di osso cava.

Nelle grotte di Lascaux (Francia) e in quelle di Altamira (Spagna) si possono trovare pitture vivacemente colorate.

Nelle grotte di Addaura (vicino Palermo), Romanelli (presso Lecce) e in quelle dei Genovesi (Levanzo) si possono ammirare dei graffiti.

Ovviamente esistono altri siti di enorme importanza, oltre a quelli appena citati.

Oltre alle incisioni rupestri, come dicevamo, nel Paleolitico venivano realizzate anche piccole sculture, tra queste, di grande rilevanza sono le Veneri. Sono statuette a tuttotondo rappresentanti delle figure femminili con seni, ventri e fianchi particolarmente accentuati (gli attributi sessuali) e con le restanti parti del corpo solamente accennate. La lettura più comune che ne viene fatta è quella di statuette propiziatrici, simbolo di fertilità e della Dea Madre. La Dea Madre era una divinità femminile, che rappresentava il ciclo di nascita, sviluppo, declino e morte che accumunava la sorte dell’uomo a quella dei cicli naturali e cosmici. Il femminile quindi come un importante elemento mediatore tra il mondo umano e quello divino. Queste Veneri legate al culto della Dea Madre (o Grande Madre) attesterebbero anche l’esistenza di strutture matrifocali (ruolo centrale della figura femminile, soprattutto della madre) all’interno delle società Paleolitiche e successivamente in quelle Neolitiche. Per citare alcune Veneri famose c’è quella di Lespugue (ritrovata ai piedi dei Pirenei e conservata a Parigi), di Willendorf  (ritrovata in Austria è forse la più famosa delle Veneri Paleolitiche. E’ considerata il più antico capolavoro di scultura esistente. Conservata a Vienna) e quella di Savignano (ritrovata in provincia di Modena e conservata a Roma).

E’ interessante notare come queste forme artistiche si sviluppano in luoghi molto lontani tra loro. Questo può farci pensare ad una comunanza spirituale delle diverse popolazioni. Nelle prime forme d’arte si possono cogliere due filoni importanti, uno più realista collegato alla fascinazione e alla rappresentazione della natura e uno stilizzato di stampo più spirituale.

Dal Neolitico all’età del ferro.

Diversamente dall’età Paleolitica, tra il Neolitico e l’età del ferro le società umane iniziano a differenziarsi molto tra loro in base alle diverse zone del mondo: per via delle condizioni climatiche e, quindi,  delle diverse organizzazioni economiche e sociali, nonché delle diverse conoscenze delle tecniche relative alla lavorazione dei materiali. Si sviluppano agricoltura ed allevamento e l’uomo inizia a condurre una vita più stanziale.

Volendo fare una panoramica generale e molto riduttiva, possiamo dire che in questo periodo la lavorazione della pietra si fa più elaborata, compaiono i primi strumenti di pietra levigata. Accanto alla pietra compare la ceramica e una vasta produzione di vasi, ciotole e altro vasellame presente spesso nei corredi funebri delle sepolture. Queste ceramiche presentavano decorazioni geometriche e astratte. I motivi erano disposti in sequenze ordinate di segni. Le decorazioni potevano essere anche fitte, costituite da linee parallele, diritte od ondulate, o a complessi motivi ad intreccio, cerchi o spirali. L’ornamentazione non aveva il semplice scopo di abbellire l’oggetto, ma anche una funzione pratica (ad esempio facilitare la presa dei recipienti più grandi) e molto probabilmente anche un significato simbolico per noi difficile da comprendere e decifrare. Persistono le incisioni e le pitture rupestri, ma l’arte figurativa del Neolitico tende a generare forme schematizzate, perdendo il carattere naturalistico di certe opere del tardo Paleolitico o del Mesolitico. La figura è spesso riconoscibile attraverso pochi tratti. Compaiono segni geometrici e quasi astratti. Fa la sua comparsa l’architettura: nascono i primi villaggi neolitici, inizialmente costruiti con rami, pietre, fango, e successivamente con legno, mattoni crudi di argilla. L’importanza dell’architettura la vedremo con la civiltà megalitica.

In questo periodo vengono inventate anche la filatura e la tessitura.