Racconti di vinoVisita in cantina

L’Avventura azienda agricola: le persone e il coraggio di realizzare un sogno.

Visite in cantina

 

Sto guardando oltre una delle vetrate di Casale Verdeluna, fuori i vigneti sembrano distesi come una coperta calda, arancione e rossa, sulle curve dolci dei rilievi che si perdono all’orizzonte fino ai monti Ernici. Lì, in mezzo alle viti, si sono sposati Gabriella e Stefano.

È lei che mi accoglie, voce bassa e gentile, una voce che nasconde coraggio e passione. Già, la passione non va per forza gridata.  Dall’accento si capisce che non è di queste parti, un accento del nord che riconosco bene. Da Brescia si è trasferita qui con la figlia, Marta.  Marta è una ragazza giovane e sveglia che ha abbracciato insieme a Giulia (potenza della natura) nipote di Gabriella, questo incredibile progetto dell’Avventura.
Il cuore di questa impresa però, che col tempo si è estesa a tutta la famiglia, nasce principalmente dal battito condiviso di Stefano e sua moglie.

Stefano è laziale, ma come Gabriella viene da un mondo molto distante da quello della vita agricola. Entrambi arrivano dall’ingegneria informatica.  Un grande cambiamento, un’impresa bizzarra, coraggiosa come scelta. Certamente un lavoro più faticoso, dove il margine di rischio è decisamente più elevato, ma questo era il loro sogno e i sogni, le persone coraggiose, allungano la mano per prenderli dal mondo delle idee e portarli a terra, con tutti i sacrifici che questo comporta.

Un sogno nato da una passione per il vino condivisa da anni, che una sera a cena, seduti nella terrazza di quell’agriturismo che in seguito e in maniera imprevedibile sarebbe diventato il loro Casale Verdeluna, si è trasformato in un: “Perché no?”  Già, perché no. È da un “perché no” che nasce sempre un’impresa, dal non porsi dei limiti prima di averci provato e loro i limiti proprio non se li pongono.

Stefano è vulcanico, non saprei descriverlo in altro modo.

Ci raggiunge un’oretta dopo, mentre Gabriella mi sta raccontando del carattere del Cesanese e di quei terreni che si riconoscono uno dall’altro per via del colore. Alcuni vigneti sono stati impiantati direttamente da loro, altri li hanno acquistati e stanno cercando di comprenderli e conoscerli. Mi piace molto il modo in cui ne parla, come si trattasse di persone.  Ci tiene a precisare però che Simone, il nipote che si occupa delle vigne e che segue le pratiche dell’Agricoltura Organica Rigenerativa (con cui avevo parlato poco prima) sa spiegare tutto molto meglio di lei. Una cosa che non manca a nessuno in questa famiglia è l’umiltà. Dote rara.                                        Simone, che crede fermamente nelle pratiche che svolgono in vigna rivolte al rispetto della pianta e dell’ambiente, non afferma mai che il loro sia l’unico metodo o il miglior metodo che esista. L’atteggiamento modesto e chiaramente autentico di Simone fa a pugni con quello di certi guru, che sempre più spesso si trovano in giro. Non è un dispensatore di certezze e questo me lo rende subito simpatico.

Stefano ci raggiunge, arriva a mano tesa  e anche dietro la mascherina si percepisce un viso aperto e sorridente. In un luogo dal carattere “chiuso” come quello del Piglio la sua apertura salta subito all’occhio.  Camminando in mezzo alle vigne chiacchieriamo delle difficoltà della denominazione, dei motivi per cui il cesanese fatica ad uscire dalla zona. Lui è anche presidente della Cantina Sociale, visibile da dove siamo, me la indica: è lì che vinificano.

Inizia a piovere e ci affrettiamo a rientrare, la giornata non è delle migliori, ma il posto è splendido anche avvolto dalla foschia.

Ti spinge a rimanere, a dilungarti (mi hanno “sopportata” per quasi 8 ore!).

Dentro al casale c’è un brulichio indaffarato, un’atmosfera felice malgrado il periodo complicato. Si stanno preparando per l’ora di pranzo. Le persone che ci lavorano sono sorridenti, scherzano con Stefano e Gabriella che sembrano più amici che datori di lavoro.

Se andrete a trovarli al loro casale, oltre a mangiare benissimo (vi consiglio assolutamente i loro ravioli ricetta del Gambero Rosso, una festa per le papille gustative!) non potrete fare a meno di notare l’energia che corre tra uno e l’altro e che finisce per contagiare gli ospiti.

 

Insomma, se siete alla ricerca del buon vino e della buona cucina o del coraggio per intraprendere la strada di un sogno è obbligatorio passare da qui.

Ma il motivo della mia visita, quello che mi ha spinta fino al Piglio e mi ha dato la possibilità di conoscere loro e questo posto così suggestivo, sono stati i loro vini.

Ma dei vini, dei grandi protagonisti di questa idea che ha messo radici, di un altro paio di trovate folli che stanno mettendo in pratica in cantina, vi parlerò nel dettaglio la prossima settimana.

 

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