Il gaglioppo, Cirò e i fratelli Dell’Aquila

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Il gaglioppo. Cirò e i fratelli dell’Aquila.

Siamo nel cuore della Magna Grecia, la culla della cultura e nello stesso tempo un luogo che ha conservato un lato selvaggio.

È qui che Pitagora, uno dei padri della filosofia, fondò la sua scuola. L’uomo dei numeri, della metempsicosi, l’uomo che già sapeva che la Terra non era al centro dell’universo, l’uomo del silenzio e dell’armonia.

È in questa porzione di mondo, sulla pianta dello Stivale, sul versante Jonico della regione, in questo luogo che sembra così difficile da raggiungere e misterioso, che troviamo la denominazione Cirò e il suo vitigno principe: il gaglioppo.

Cirò è stata la meta di uno dei miei primi viaggi, quattordici ore di treno in una cuccetta con sei posti letto stretti. Un viaggio che sembrava essere infinito e che da Milano attraversava tutta l’Italia.

L’arrivo alla piccola stazione di Cirò Marina e il benvenuto di un sole caldissimo che sembrava riuscire a bruciarti la pelle solo sfiorandoti. Non mi ricordo più che anno fosse, ricordo solo che i cellulari ai tempi non ti connettevano con il mondo intero come oggi. Mi ricordo il vento. Il profumo che riempiva l’aria, un’aria così diversa da quella di casa mia. L’aria è la carta di identità di un territorio.

I vigneti si vedevano ovunque.

La viticoltura qui affonda le sue radici proprio dai tempi della Magna Grecia, in suoli particolarmente vocati che negli ultimi anni stanno richiamando finalmente la giusta attenzione in termini di qualità.

È qui che tra mare e collina, raggiunte dalla brezza dello Jonio e dalle correnti della Sila, si trovano i vigneti dei Fratelli Dell’Aquila.

Assunta e Salvatore sono originari di questi posti, membri di una famiglia numerosa dalla tradizione contadina. Crescono a contatto con il lavoro dei campi, in vigna e in cantina per produrre un vino che ai tempi era solo per consumo famigliare.Fratelli dell'Aquila - gaglioppo

Produrre vino da queste parti è un’abitudine frequente e consolidata.

Nel 2001 Salvatore e Assunta decidono però di occuparsene “seriamente”, di dedicarsi alla viticoltura seguendo personalmente le loro vigne, imbottigliando per la prima volta un vino destinato alla vendita.

L’etichetta riportava: “Vini f.lli Dell’Aquila”.

Una piccola realtà che ad oggi produce circa 30.000 bottiglie l’anno.

GaglioppoOgnuno dei lori vini (ad oggi sette etichette con un’ottava in arrivo) è stato battezzato con il nome del luogo che ospita il vigneto da cui proviene l’uva. Un forte legame con le origini contadine, una vita profondamente intrecciata con il territorio di cui rispettano e rispecchiano il carattere.

Assunta mi dice: “Il nostro fantastico territorio è da sempre la fortuna dei nostri vini”.

Mi piace questo suo declinare alla natura il merito dei sorsi di cui mi sono innamorata, anche se so bene che la natura da sola, senza un intervento sapiente, non potrebbe dare questi risultati.

gaglioppoIl re e la regina, gli autoctoni del posto, sono il gaglioppo e il greco bianco e i Fratelli Dell’Aquila si sono dedicati alla loro coltivazione, scegliendo un impianto a cardone speronato e riducendo al minimo gli interventi (solo zolfo e rame). Usano le loro mani, dalla potatura alla vendemmia. Vi vorrei parlare dell’importanza di usare le mani, ma tranquilli, me lo riservo per un’altra volta.

IN CANTINA

Dalle vigne si arriva in cantina e le diverse partite sono vinificate separatamente. Applicano una pressatura soffice e lasciano a lungo il mosto a contatto con le fecce nobili. Forse la complessità dei loro vini è dovuta anche a questo. La fermentazione malolattica avviene in modo naturale già in inverno. Non c’è un vero controllo della temperatura, intervengono unicamente quando necessario. Preferiscono l’acciaio perché ritengono lasci inalterate le qualità della materia.

MA IL GAGLIOPPO LO CONOSCETE?

È un vitigno che se vinificato in purezza dona struttura. Ha un gusto deciso, lo si può riconoscere dal colore scarico e poi, il tannino! Ha un tannino decisamente vivace.

Il gaglioppo dei Fratelli Dell’Aquila è particolarmente elegante. I due fratelli hanno una bellissima mano su quel tannino tanto esuberante. Non lo snaturano, ma nello stesso tempo né evidenziano le caratteristiche più setose. Provate Piana delle Grazie e mi saprete dire.

Ad accumunare le diverse etichette di questa cantina è una vena sapida ben riconoscibile.

I TERRENI E L’INFLUENZA SUI VINI

Mortilla e Gemme sono i vini creati e seguiti unicamente da Assunta. Le uve di questi vini arrivano esclusivamente dai vigneti nel distretto di Cirò Marina (gli altri sono dislocati tra Cirò Marina e Cirò Superiore) e godono di un affaccio diretto sul mare. Ci troviamo a 300 m di altezza su terreni argillosi e calcarei

Mentre i vigneti di Russomanno e Madonna delle Grazie (da cui provengono Frandina, Rosèmanno, Salvogaro e Piana delle Grazie) sono a 200 m slm su di un terreno pianeggiante, di natura sabbiosa a medio impasto. Il terreno sabbioso è ben areato e ha un buon drenaggio, nel vino contribuisce ad accentuare la freschezza ed essendo a medio impasto gode, anche se in percentuale minore, delle caratteristiche dei terreni argillosi e limosi che nel vino si traducono in struttura e ricchezza.

Assunta mi fa notare che tutto ciò che circonda i vigneti – gli uliveti, l’agrumeto, i fichi d’india, i melograni, le more, i frutti estivi e le erbe aromatiche, le radici – compongono una biodiversità che in qualche modo riusciamo a ritrovare nel bicchiere. È sempre affascinante il pensiero di poter bere in un sorso un intero territorio e chi è stato a Cirò e ne ha annusato l’aria profumata, bevendo questi vini potrà confermare la suggestione di Assunta.

Ma Assunta, che cos’è il vino per voi?

“Il vino per noi è un mondo a colori, pieno di sfumature che solo la natura sa regalare.

È un buongiorno all’alba con il caffè in vigna.

È la terra, la vite, la cura delle uve.

L’attesa di quasi un anno.

Luglio, agosto, settembre e poi la vendemmia. 

L’uva che diventa mosto.

Profumo di buono nell’aria e addosso.

Giornate in cantina.

La fermentazione e la curiosità.

Gli assaggi e la voglia di sapere cosa sarà.

Questo è solo un po’ di quello che il vino è per noi”

 

E per voi, il vino cos’è?

Gaglioppo

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