Vino naturale sì? Vino naturale no? Ma soprattutto, il vino naturale, qual è?!

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Vino naturale. L'immagine di una vigna al tramonto

Mi hanno chiesto: Cosa ne pensassi del vino “naturale”?

Il virgolettato ormai è obbligatorio.

Sull’argomento sono altalenante, ma mi chiedo come potrebbe essere altrimenti.  Sotto questa dicitura, che per molti rimane nebbia assoluta e per molti altri è continua fonte di discussione filosofica e ideologica, si trovano “prodotti” eccezionali e altri veramente imbevibili.

Cosa viene detto dei vini naturali?

Per qualcuno il “naturale” è un po’ tana libera tutti, il male assoluto.

Altri lo ritengono una ragione di vita e l’unico modo concepibile di produrre vino.

Per alcuni tutto il vino è naturale e per altri il vino, in quanto prodotto dall’uomo, naturale non può esserlo mai.

Ma alla fine, il vino naturale qual è? Voi lo avete capito?

Proviamo a tirare un po’ le fila.

Esiste una normativa per il vino naturale?

Innanzitutto, diciamo subito che ad oggi non esiste una normativa nazionale o comunitaria, una certificazione e un disciplinare. Per il momento la dicitura “vino naturale” è una definizione non riconosciuta a livello legale, sul cui significato non tutti concordano.

Vino biologico

L’unica pratica ad avere una certificazione istituzionale è il biologico, ma se è vero che in vigna l’agricoltura biologica esclude l’uso di sostanze chimiche di sintesi, tracciando un confine evidente con l’agricoltura convenzionale, a livello di vinificazione sono state concesse norme pressoché identiche a quelle dei vini realizzati in modo “tradizionale”. Quindi possiamo dire che un vino naturale può essere biologico, ma non che ogni vino Bio sia naturale.

Vino biodinamico

Abbiamo poi la Biodinamica, non contemplata nella normativa europea ma certificata da associazioni che si fanno garanti dell’osservanza delle regole, fondata sulle teorie del teosofo austriaco Rudolf Steiner.

Come il Bio, la biodinamica non si avvale di prodotti di sintesi, ma il suo metodo è decisamente più complesso e si basa sui principi dell’antroposofia che, in soldoni, ritiene la realtà fisica e la dimensione spirituale “un’unica manifestazione divina in continua evoluzione” (per citare lo stesso Steiner). Insomma, le pratiche in vigna e in cantina seguono le energie vitali e il ritmo del cosmo. Detta come l’ho detta sembra un’immane fesseria, ma in realtà è una disciplina molto affascinante. Mi riservo di parlarne in modo approfondito in un altro post, anche perché si apre ad un’interessante connessione con il mondo dell’arte.

E il vino “naturale”?

Possiamo dire che il biologico e la biodinamica hanno ciascuna il proprio quadro normativo e sono per il momento, le uniche due ad averlo. Oltre a queste due realtà, il mondo dei vini naturali è ancora poco chiaro benché diverse associazioni con il tempo abbiano stilato regolamenti e carte di intenti.  Penso però che si possa affermare, almeno idealmente, che un vino per definirsi “naturale” in senso stretto debba attenersi ai seguenti punti:

  • Nessuna sostanza di sintesi in vigna
  • Fermentazione spontanea con lieviti indigeni
  • Nessun additivo enologico in cantina
  • L’utilizzo in quantità molto moderata della solforosa
  • Niente filtrazioni e chiarifiche con sostanze come la colla di pesce o la bentonite
  • E forse, qualche restrizione anche sul controllo della temperatura.

Quindi, tornando a cosa ne penso io dei vini naturali… A livello ideale, filosofico, culturale trovo il movimento dei vini naturali molto interessante, alcuni produttori sono grandi artigiani che realizzano vini eccezionali, altri dovrebbero cambiare a mio avviso mestiere.

Insomma, l’ultima parola per me ce l’ha sempre la qualità del vino che trovo nel bicchiere.

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